"Hai provato a pensare positivo?". Se stai attraversando un momento difficile, probabilmente qualcuno te l'ha già detto. Ed è uno dei consigli più frustranti che esistano, perché non funziona, e in fondo lo sai. Esiste invece una soluzione concreta ai problemi: la psicologia positiva, che non ha niente a che fare con il pensiero positivo. È qualcosa di completamente diverso, molto più concreto e scientificamente fondato. In questo articolo ti spiego cos'è davvero, da dove viene e come può aiutarti a costruire una vita che ti appartenga.
Da dove nasce la psicologia positiva
La psicologia, per la maggior parte della sua storia, si è occupata principalmente del disagio: depressione, ansia, traumi, disturbi. Capire cosa non va, diagnosticarlo, trattarlo.Ma a un certo punto, alla fine degli anni Novanta, uno psicologo americano di nome Martin Seligman ha posto una domanda diversa: e se invece di studiare solo cosa rende le persone malate, studiassimo cosa le rende felici?
Da quella domanda è nata la psicologia positiva, una disciplina scientifica che studia i fondamenti del benessere umano: le emozioni che ci nutrono, le relazioni che ci sostengono, il senso di quello che facciamo, le forze che abbiamo dentro e spesso non vediamo. Non si tratta di un ottimismo forzato o di ignorare deliberatamente il dolore; la psicologia positiva è una scienza che prende sul serio la domanda: cosa rende la vita degna di essere vissuta?
La differenza tra psicologia positiva e "pensiero positivo"
Il pensiero positivo – quello delle affermazioni davanti allo specchio, del "ci riuscirò se ci credo abbastanza" – è una pratica superficiale che non tiene conto della complessità emotiva delle persone. Peggio ancora, può diventare dannosa: quando stai male e qualcuno ti dice di pensare positivo, il messaggio implicito è che il tuo dolore è un problema di atteggiamento, ma non è così.
La psicologia positiva fa l'esatto contrario: riconosce il dolore, lo include, e poi lavora su quello che è possibile costruire nonostante – e a volte attraverso – la difficoltà. Non nega le emozioni negative, le accoglie e insegna a non farsi dominare da esse. È una differenza sottile, ma enorme nella pratica.
Il modello PERMA: i cinque pilastri del benessere
Il contributo più conosciuto di Seligman alla psicologia positiva è il modello PERMA, un acronimo che identifica i cinque elementi fondamentali del benessere autentico:
- P – positive emotions (emozioni positive). Non significa essere sempre felici, significa coltivare le emozioni che ci nutrono, come gratitudine, gioia, speranza, serenità, curiosità. Queste emozioni non sono il risultato del benessere, ne sono anche la causa;
- E – engagement (coinvolgimento). È quella sensazione di essere completamente assorbita da qualcosa – un'attività, un progetto, una conversazione – al punto da perdere il senso del tempo. Lo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi lo chiama "flow" ed è uno degli stati più “nutrienti” che l'essere umano possa sperimentare;
- R – relationships (relazioni). Le relazioni di qualità sono uno dei predittori più solidi del benessere a lungo termine. Non il numero di persone che si frequenta, ma la profondità e l'autenticità del legame. Sentirsi viste, capite, amate per quello che si è;
- M – meaning (significato), cioè avere un senso in quello che si fa, sentire che la propria vita – il lavoro, le relazioni, le scelte quotidiane – si connette a qualcosa di più grande di sé. Il significato non si trova nelle cose, ma si costruisce;
- A – accomplishment (realizzazione). Perseguire obiettivi che contano, non per dimostrare qualcosa agli altri, ma perché rispecchiano chi siamo davvero. La realizzazione che nasce dall'interno è molto più solida di quella che dipende dall'approvazione esterna.
Le forze personali: il tuo punto di partenza
Uno degli strumenti più potenti della psicologia positiva è il concetto di forze personali, quelle caratteristiche uniche che ti appartengono e che emergono naturalmente quando sei al meglio di te.
Non sono competenze acquisite, sono tratti profondi del carattere: la curiosità, la gentilezza, la resilienza, il coraggio, la creatività, il senso della giustizia. Ognuno di noi ne ha un insieme unico e imparare a riconoscerle e usarle consapevolmente è uno dei percorsi più trasformativi che esistano.
Spesso, dopo una relazione tossica o un periodo difficile, queste forze sembrano sparite. Ma non sono sparite: sono solo nascoste. Il lavoro che faccio ogni giorno nei miei percorsi di psicologia positiva applicata inizia spesso da qui, dal riscoprire chi sei davvero, al di là di quello che ti è stato fatto credere.
Psicologia positiva e meditazione: un binomio potente
La psicologia positiva non lavora solo sulla mente razionale. Le pratiche di meditazione e mindfulness– integrate nei miei percorsi – sono uno degli strumenti più efficaci per coltivare le emozioni positive, aumentare la consapevolezza di sé e imparare a stare nel presente.
Meditare non significa svuotare la mente. Significa imparare a osservare i propri pensieri senza esserne trascinata. E questo cambia tutto, nella vita quotidiana come nelle relazioni.
A chi serve la psicologia positiva applicata
La psicologia positiva applicata non è solo per chi "sta bene e vuole stare meglio". È per chiunque senta che qualcosa nella propria vita non funziona come vorrebbe e voglia affrontarlo in modo concreto, senza etichette e senza giudizi.
È particolarmente adatta a chi sta uscendo da una relazione tossica, a chi sente di aver perso se stesso, a chi vuole ricostruire l'autostima e ritrovare una direzione, a chi vuole cambiare la propria vita. Non parte dalla diagnosi: parte dalla persona, da dove si trova adesso e da dove desidera arrivare.
Sei curiosa di sapere come la psicologia positiva applicata potrebbe aiutarti? Contattami per prenotare subito una sessione conoscitiva: senza alcun impegno, potrai scoprire il percorso più adatto al raggiungimento dei tuoi obiettivi.
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